I sorrisi nella storia: dalle origini all’anno mille Dott. Del Deo
 

I sorrisi nella storia: dalle origini all’anno mille Dott. Del Deo

Settembre 29, 20180

Un sorriso bello e sano è sempre stato per l’uomo un obiettivo importante fin dalle origini della sua storia.

Se oggi con i progressi dell’odontoiatria, sia per le tecniche , sia per l’uso di materiali, sia per la nascita di varie specializzazioni di questa materia, è possibile per tutti avere un sorriso sano e gradevole esteticamente, in passato non era così e ci si organizzava come meglio si poteva.

I sorrisi nell’antichità

Sappiamo ad esempio che già nell’antico Egitto si ponevano il problema di un sorriso perfetto: sono state rinvenute delle mummie che presentano i denti uniti fra loro con un filo, ottenuto da intestini animali, proprio come si eseguono le moderne legature ortodontiche. Secondo gli archeologi, il filo era probabilmente usato per trattare i diastemi, ossia gli spazi fra un dente e l’altro. Inoltre sembra che il primo dentista della storia vivesse in Egitto durante il regno di Zoser. Tramite un iscrizione sappiamo che il suo nome era Hesi-Re e ed è descritto come “il più grande medico dei denti”.

Anche nelle civiltà occidentali, sappiamo grazie agli scavi archeologici che c’era una notevole attenzione ai denti con lo scopo di correggere un difetto estetico e ad avere un bel sorriso.

I sorrisi Etruschi e Romani

Gli Etruschi preparavano i morti all’aldilà con rituali particolari, fra cui porre nella bocca del defunto un apparecchio simile ad un moderno bite, per evitare che i denti si separassero o cadessero. Ciò serviva a preservare il sorriso del defunto anche nell’aldilà.

I Romani non erano da meno: in varie tombe sono stati rivenuti teschi con i denti legati fra loro con un filo d’oro, in un modo molto simile agli Egiziani; molto probabilmente, anche i Romani usavano questi stratagemmi per trattare i diastemi importanti e spostare i denti , usavano le dentiere e si ponevano il problema dello sbiancamento dei denti .

Tutto questo siamo riusciti a saperlo grazie alla letteratura: il poeta Marziale, per esempio, ci fa da un indicazione precisa su alcuni materiali adoperati per denti artificiali da una matrona Romana:

“Maxima ha tre denti, tutti di legno, neri come la pece”; il poeta romano Catullo (54 a.C.) parla espressamente in uno dei suoi Carmina, di come l’urina sbiancasse i denti, segno che all’epoca era una pratica nota e diffusa; ancora Plinio il Vecchio fornisce un’altra testimonianza scritta, di come il trattamento delle malposizioni dentali era circoscritto alle sole estrazioni e limature dei denti. Infine abbiamo poi una testimonianza scritta di Aulo Cornelio Celso (14 a.C. – 37 d.C.),autore del trattato De Medicina: Celso qui documenta il caso di denti spostati con una pressione con le dita sugli stessi, ripetuta ad intervalli regolari e raccomandava l’estrazione dei denti da latte per dirigere l’eruzione dei denti permanenti.

Perciò era il medico che all’occorrenza fungeva anche da dentista (poiché nella lingua latina la parola dentista non esiste) adattava ai denti i principi meccanici usati per le protesi, avendo già intuito fin da allora le possibilità di movimento.

I sorrisi nell’anno mille

Tali tecniche furono poi recuperate intorno all’anno mille dalla cultura araba: abbiamo una testimonianza scritta del dentista arabo Abulcasim, che in virtù di quanto sosteneva Plinio il vecchio limava i denti per creare spazio e correggere la posizione dei denti; tali interventi nascevano dall’osservazione che alle donne non erano graditi i denti irregolari, che erano giudicati brutti e sgraziati.

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